Sciopero scuola 30 maggio, primi dati, 14% di adesione

I docenti: “Chiediamo rispetto per il nostro lavoro”

Secondo i primi dati che arrivano dal Dipartimento della Funzione Pubblica, lo sciopero si sarebbe attestato intorno al 14%.

Un 14% con 71.212 lavoratori del personale che hanno aderito e 556.280 in servizio nella giornata.

Numeri provvisori come detto. Lo stesso Ministro Patrizio Bianchi a SkyTg24 non ha voluto commentarli: “Ho un grandissimo rispetto dei sindacati e delle rappresentanze”.

Lo sciopero si è svolto per l’intera giornata ed ha coinvolto tutti i lavoratori in servizio nelle istituzioni scolastiche ed educative italiane.

MOLTEPLICI I MOTIVI DELLO SCIOPERO

Lo stralcio dal decreto di tutte le materie di natura contrattuale.

L’avvio immediato della trattativa per il rinnovo del contratto, scaduto da tre anni;

L’implementazione delle risorse per la revisione e l’adeguamento dei profili Ata (personale tecnico amministrativo, ndr) e per l’equiparazione retributiva del personale della scuola agli altri dipendenti statali di pari qualifica e titolo di studio e il progressivo avvicinamento alla retribuzione dei colleghi europei.

Col decreto-legge in fase di conversione il governo ha rivoluzionato le regole per diventare insegnanti di medie e superiori.

Ha rimaneggiato i meccanismi per il loro reclutamento, introducendo incentivi per la formazione in servizio.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, con questo provvedimento l’esecutivo ha invaso un campo di pertinenza dei sindacati e della contrattazione.

Quello messo a punto dal governo è un sistema integrato di formazione iniziale, abilitazione dei futuri professori, accesso al ruolo e aggiornamento in servizio che modifica profondamente le regole esistenti.

Per finanziare la formazione in servizio, che secondo i rappresentanti dei lavoratori metterebbe i docenti gli uni contro gli altri per pochi spiccioli, è previsto un taglio agli organici di circa 10mila unità e un taglio parziale alla Carta del docente.

“Quella disegnata dal decreto – spiegano dalla Flc Cgil – è una formazione per nulla condivisa con i sindacati e calata dall’alto, finanziata con un cospicuo taglio di personale, mentre le nuove modalità di reclutamento – oltre a dare un nuovo impulso al mercato dei crediti – non lasciano nessuna possibilità di stabilizzazione per i precari, quelli che da anni hanno permesso alle scuole di andare avanti”.

L’articolato del governo, scorporando l’abilitazione (per cui occorreranno 60 crediti universitari) e l’idoneità al concorso, allunga il percorso per approdare alla cattedra.

E sottopone i nuovi entrati alla formazione in servizio obbligatoria e a continue verifiche in itinere e finali ogni tre anni.

Inoltre, per un rinnovo del contratto scaduto da più di un triennio l’esecutivo ha messo sul tavolo qualcosa come 40/50 euro netti al mese in più in busta paga a docente.

Un cifra che non copre neppure l’inflazione.

Dott.ssa Gaia Lupattelli

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